Investì la giovane Anna Innorta, oggi prima udienza
venerdì 12 ottobre 2012

Rinvio a giudizio per Valentina Carrozzo, commessa di 25 anni di Salice Salentino che, il 19 agosto del 2011, travolse  euccise con la sua Smart, sulla Torre Lapillo-Porto Cesareo, Anna Innorta, studentessa bolognese di 23 anni.
Il gup Giovanni Gallo, ha disposto il rinvio al termine dell’udienza preliminare di ieri, seconda tranche dell’udienza del 6 luglio scorso durnate la quale si erano costituite di parte civile le persone offese, non solo i familiari della vittima, difesi dall’avv. Giuseppe Romano, ma anche Marino Cavoluzzi, 22 enne di Palo del Colle, rimasto ferito nello stesso incidente, e un’associazione vittime della strada con sede a Parabita. 
Il processo scaturito dall’inchiesta sui fatti di quella tragica notte, si aprirà il prossimo 12 dicembre, 
Sul capo della commessa di Salice pesano le accuse di omicidio colposo della strada, aggravato dalla violazione di norme del codice della strada e dall’aver cagionato, olre alla morte di una persona, lesioni gravi ad un altro pedone, nonché omissione di soccorso.
L’automobilista rischia una pena da 2 a 7 anni, salvo la richiesta di patteggiamento o rito abbreviato.
La battaglia legale seguita all’incidente mortale costato la vita alla giovane turista, ha portato anche , il 9 novembre dello scorso anno,ad una perizia scrupolosa sulla sp340, proprio nei pressi dell’incrocio con via 394K, dove avvenne lo scontro.
In quell’occasione, secondo quando riscontrato dall’ing. Sergio Carati, consulente di parte della famiglia Innorta, l’automobilista avrebbe  commesso una serie di infrazioni al codice della strada.
Le cause dell’incidente, secondo il tecnico, andavano ricercate “nella condotta di guida della Carrozzo per non aver dato la precedenza ai due pedoni”, tanto più considerata la presenza di un segnale verticale di atraversamento pedonale e l’assenza di visibilità data dall’ora e dalla mancanza di illuminazione.
L’esame del veicolo confermava “che vi furono due collisioni in rapida sequenza e che la velocità doveva rientrare in un range di 45/50 km/h”. 
Il punto fondamentale sarebbe stato nella differenza tra la velocità consentita -50 km/h- e  quella adeguata.
Lo studio su fatti e luoghi era stato effettuato come accade nei crash test, tenendo conto delle ammaccature dei mezzi, non essendo stato possibile avvalersi  di eventuali tracce di frenata sull’asfalto. E fondamentali erano risultate le  testimonianze del ragazzo che viaggiava accanto a Valentina Carrozzo nella Smart e di un motociclista, secondo cui “i pedoni, anche se in assenza di pubblica illuminazione, erano visibili”. Il testimone alla guida di uno scooter, in particolare, aveva raccontato “di aver notato i pedoni sfruttando la luce che emetteva il priettore del suo motociclo”. Secondo l’esame effettuato a novembre da Carati  e dai colleghi ing. Antonio Vernaleone e ing. Sergio Leo, rispettivamente periti nominati dalla famiglia Carrozzo e dal pm Paola Guglielmi,  con la vettura posta a 40 metri dal punto di collisione “erano visibili i piedi dei pedoni, a 30metri le gambe, a 20 l’intera sagoma”.

Fabiana Pacella