Fiori di pietra
sabato 21 luglio 2012
La condizione dell'uomo in un volume di puro pensiero. Se la Pietra fiorisce di Antonio Prete guida il lettore alla scoperta del legame  tra i versi e la vita

Guardare il mondo attraverso un punto di vista “dislocato”, per rendersi conto che, nonostante il nostro essere “finito”, “niente della terra è cancellato” (Dissonanze) e che siamo parte di un grande progetto universale in cui esistono delle rispondenze tra uomo e natura, tra il terrestre ed il celeste; ma solo con un “altro sguardo”, la pietra fiorirà!
Questo è l’invito di Antonio Prete (nella foto), critico letterario, scrittore e docente universitario di origini salentine, che nel suo ultimo libro, Se la pietra fiorisce (Donzelli, 2012) riflette, ed aiuta a riflettere, sulla condizione dell’essere umano. Che la pietra fiorisca, una delle poesie contenute in questa illuminante raccolta, che nell’epigrafe riprende un verso di Paul Celan, che tradotto significa “È tempo che la pietra fiorisca”, spiega, infatti, come sia possibile percepire “l’andirivieni delle costellazioni e l’abbaglio dello zenit nelle rughe della pietra”.
Il libro di Prete raccoglie le poesie da lui scritte negli ultimi cinque anni, dopo Menhir (Donzelli, 2007), anche se qualcuna appartiene in altra forma ad un periodo precedente. Se la pietra fiorisce, attraverso rimandi a grandi scrittori e poeti da lui amati e studiati (Leopardi, Baudelaire, Jabès), contiene  meditazioni, osservazioni, riflessioni, sotto forma di poesia, che egli esplicita attraverso le tre sezioni che compongono il libro. Nella prima, intitolata Materia d’ombra, egli spiega, attraverso una serie di componimenti, come tutti gli esseri viventi siano “piccoli”, ma anche che, “abitano lo stesso cerchio azzurro la stella che deflagra negli spazi e la foglia che riluce cadendo”.
Nella parte successiva del libro, Cenere e figura, Prete riflette, in particolare, sulla condizione dell’uomo contemporaneo. Con riferimento a vari luoghi che sono stati teatri di guerra (il Libano nel 2006, la Palestina nel 2009), egli riferisce, ad esempio, le tragiche testimonianze di persone “che hanno visto…la madre mostrare al cielo il corpo del figlio rubato al respiro” (Hanno visto..).
Nella sezione conclusiva, Prete medita sullo straordinario ruolo della poesia nella vita umana. Essa è Rosa mutabilis, come recita il titolo di questa parte finale del libro e che da il titolo ad una delle composizioni poetiche; “rosa cangiante della conoscenza” (All’ombra delle lettere in fiore...), la poesia dà voce alla natura ed alla fragilità dell’esistenza umana.
Tra le ultime poesie contenute nel libro ci imbattiamo ne Gli occhi della luna, in cui troviamo in epigrafe due versi di un dolce Canto d’amore della Grecia salentina, scritto in Gricu: “Io t’ammàissu, o maddhìa, o muson olo pu kante o fengo, kanonònta esena” (Erano i tuoi occhi, i capelli e il viso/che incantavano la luna quando ti guardava).
 Se la pietra fiorisce si conclude però, con la splendida Matrima, lu ientu, scritta in dialetto copertinese, “la lingua che fu di mia madre”, che egli paragona al vento, quando, all’inizio della poesia dice, “rusce lu ientu a’ mmienzu li calipsi e intra li pigni sta rrite e sta sfruscia”.
 
Angelo Centonze

(fonte: FREE Lecce)