Lecce, un Tesoretto da non disperdere...
giovedì 5 luglio 2012

Tramontata la lunga era Semeraro, per il Lecce si è aperta l’era Tesoro. Il passaggio di mano - per ora solo abbozzato con un contratto preliminare - è stato accolto, dai più, con un grosso sospiro di sollievo. Così. Al buio. Fidandosi ciecamente della nuova Tesorata sbarcata in Salento.

IN EXTREMIS - L’aria era ed è tesa. L’evitabile retrocessione e il fango del calcioscommesse - con la paventata onta di un derby-salvezza comprato a Bari - hanno minato anche le sinapsi dei tifosi più moderati. I Tesoro, padre e figlio, rappresentano la chiusura di una tormentata epoca in cui i successi sportivi sono stati comunque tanti, così come le scivolate, i mugugni e i mal di pancia. Cancellati, o quasi, quindi, tutti i possibili pregiudizi di una proprietà barese in Via Templari. Il Lecce stava per affondare. Puntava agli scogli. Era quasi spacciato. Ed il caso ha voluto che a salvare la bandiera sia stata una famiglia barese, bergamasca per lavoro.

AVAST! - Sia la volta buona, questa, che si chiudano per sempre anacronistici antagonismi da Cavalleria Rusticana con i tifosi del capoluogo di regione. Va bene lo sfottò, va bene l’ironia, va bene il sarcasmo. Ma “bona lè!”, direbbero a Bologna. Non è  più tempo di guerriglie, di spedizioni, di promesse, di vendette mancate o giurate, di striscioni rubati, di blocchi stradali, di treni speciali super scortati, di posaceneri volanti o di bombe carta su disabili. Il clima è cambiato. O, almeno, si spera. Ora c’è altro a cui pensare, ognuno in casa propria. Ci sono inchieste, indagati, tesserati incriminati e incriminandi. Giudizi da attendere con il fiato sospeso. Il tifoso è la vittima. La sua fede, stuprata dalla bramosia di quattro sciagurati. Ed è il tifoso che deve pretendere sia fatta giustizia. Non solo le rispettive società, che vedono aleggiare lo spirito tetro della responsabilità oggettiva. Se non quella diretta.

TAGLI, RITAGLI E FRATTAGLIE - Con un Tesoro in più nel motore (anzi, due) il Lecce prova a costruire la squadra che l’anno prossimo giocherà in ……………… (Comunicazione di servizio: questi puntini saranno riempiti, si spera, entro fine mese). La nuova proprietà sta valutando ciò che si trova in casa. Se lo riterrà opportuno continuerà su quella strada. Sarebbe un peccato mortale, comunque, rinunciare a personaggi come Fabrizio Lorieri, Peppino Palaia e lo stesso Carlo Osti, i quali hanno svolto al meglio il proprio compito e, nei primi due casi, a Lecce lo svolgono da decenni. Cosmi, a malincuore, ha già detto “ciao”. La sforbiciata sulla rosa - o, per dirla in termini attuali, la 'spending review' - non potrà esimersi dal tagliare quegli onerosi e infruttuosi contratti con alcuni elementi che mai si integrerebbero in Salento, né vorranno mai farlo. A chi state pensando? Bravi, indovinato! Con i 600mila euro guadagnati ogni anno dall’attaccante calabrese, di ritorno dal Padova, si potrebbero fare diverse cosine. Anche le posizioni di Piatti e Grossmuller andranno valutate. Guiderà la giostra Antonio Tesoro. A cui, crediamo, non nuocerebbe una sapiente collaborazione col direttore sportivo di Vittorio Veneto. Franco Lerda, tecnico in pectore dei giallorossi (qualora trovasse una penna funzionante e firmasse il contratto) si troverebbe in mano una macchina già calda e rodata. Da riassettare e buttare giù in pista.

TERRA BRUCIATA - Mentre Lecce respira, Taranto impreca, Casarano spera e Nardò conta i minuti. La sciabola della crisi economica - che fino a poco tempo fa ci raccontavano essere solo “psicologica” - si è abbattuta anche sul ricco e goffo mondo pallonaro. Eppure il calcio, a Lecce, sembra poter continuare. Benvenuti Tesoro, il Salento giallorosso è pronto a darvi fiducia. Voi, dal canto vostro, non disperdete questo tesoretto

Marco Montagna


(fonte: Salentosport.net)