Porto Cesareo, ex sindaco accusato di diffamazione
mercoledì 13 giugno 2012
Avviso di conclusione delle indagini preliminari per i 5 indagati accusati, a vario titolo, di aver offeso in maniera grave il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano, e altre persone a lui vicine e collegate all’amministrazione comunale, in sede di comizi pre elettorali e mediante la diffusione di manifesti e volantini a chiaro contenuto diffamatorio.
I nomi dei presunti responsabili compaiono nei fascicoli con in calce la firma del sostituto procuratore Ennio Cillo. Tra questi, anche l'ex sindaco Vito Foscarini. Si tratta di Gianfranco Moscagiuri, 35 anni di Porto Cesareo,  Oronzo Paladini, 61 anni, di Nardò, Luciano Miglietta, 63 anni e Felice Tumulo, 57 anni, entrambi di Leverano e, appunto, Vito Foscarini, di 64, di Porto Cesareo.
Niente a che vedere con la criminalità organizzata, dunque, ma si tratta di volti e nomi eccellenti, per un troncone d’inchiesta che scotta.
Secondo gli elementi raccolti da forze dell’ordine e autorià inquirente, Gianfranco Moscagiuri avrebbe attaccato in maniera frontale e diretta, durante un pubbico comizio nel 2010, Antonio Basile, padre di Cataldo, l’ingegnere di 37 anni vittima di un attentato dinamitardo la notte del 17 maggio scorso. 
Offese pesanti, durante quell’incontro di piazza, termini dal chiaro contenuto diffamatorio che non sono passati inosservati.
Vito Foscarini e Oronzo Paladini sarebbero gli autori dei volantini diffusi in paese a dicembre scorso. In quegli stampati ce n’erano per tutti.
Il sindaco Salvatore Albano veniva definito “malecarne, pupazzo alla mercè del lupo mannaro, incapace di svolgere il mestiere di medico e ancor meno quello di sindaco, fantoccio, beccamorto, guarda-porte”.
Per Antonio Basile, altre pesanti parole. L’uomo era infatti apostrofato “lupo mannaro con i baffi, mafioso, forcaiolo ed altro”.
Un rigo anche per l’assessore ai lavori pubblici Gigi Baldi. Nel volantino di lui si leggeva “fannullone, estremista, incapace per sé stesso ed altro”.
Infine, nel mirino anche Dino Basile, definito “faccia da galera e anima da forcaiolo”. 
I guai per le altre due persone cui è stato notificato l’avviso in queste ore, nascono infine dalla presentazione e diffusione in locali aperti al pubblico, in particolare un bar di Leverano, di un esposto anonimo indirizzato alla Procura di Lecce, avente ad oggetto sempre le modalità di gestione della cosa pubblica degli attuali amministratori.  



                                                                                                                                                                      Fabiana Pacella