Miccoli, in Appello confermata condanna per estorsione: 3 anni e mezzo al calciatore
mercoledì 8 gennaio 2020

L’ex calciatore del Lecce e del Palermo, Fabrizio Miccoli, è stato condannato anche in appello a 3 anni e 6 mesi per estorsione aggravata da metodo mafioso.

È quanto stabilito dalla sentenza emessa dalla Prima sezione penale della Corte di appello di Palermo, che conferma la pronuncia di primo grado. La vicenda parte dagli interrogatori del 2013, quando a Miccoli vengono contestati rapporti di frequentazione assidua con personaggi legati a esponenti di Cosa nostra. Tra gli elementi utilizzati nella requisitoria è stato fatto riferimento alla conversazione in cui l’ex giocatore si riferì a Giovanni Falcone indicandolo come «un fango», frase per la quale aveva poi tentato di scusarsi, chiedendo anche di incontrare la figlia, Maria, per chiedere perdono.

Il giocatore doveva rispondere del reato di estorsione aggravata dall’agevolazione di Cosa nostra, perché avrebbe indotto un suo amico, Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino, detto lo Scintilluni, a premere sull’imprenditore Andrea Graffagnini, debitore di 12 mila euro nei confronti di un ex fisioterapista del Palermo, Giorgio Gasparini. Mauro Lauricella è stato condannato, in primo grado, con il rito ordinario, ad un anno per violenza privata (per lui, invece, è caduta l’accusa di estorsione).