La corsa verso Palazzo Carafa costerà 240mila euro
venerdì 13 aprile 2012
È quanto hanno previsto di spendere i sei candidati sindaco e le rispettive coalizioni per pubblicità elettorale, comitati e eventi 
 
A leggere le previsioni di spesa depositate all’albo pretorio del Comune dai sei candidati sindaco che si contendono la poltrona numero uno di Palazzo Carafa, la campagna elettorale 2012 muoverà un volume di 240mila euro. Tanto, infatti, di spenderà per la stampa dei manifesti, per l’organizzazione dei comitati, per gli spot da far trasmettere nelle tv locali ed per i vari eventi di contorno a tutto ciò che fa “campagna elettorale”.
Il conto più sostanzioso è quello previsto dalla candidata del centrosinistra Loredana Capone che insieme alle sette liste chiamate in suo sostegno ha programmato di spendere 113.400 euro, ovvero 33mila euro in più degli 81mila previsti dal centrodestra di Paolo Perrone e dalle otto liste a corredo. Tra i singoli partiti, a spendere di più in vista delle elezioni del 6 e 7 maggio prossimi sarà Io Sud (23mila euro), 500 euro in più rispetto all’Italia dei Valori ed alle civiche Lecce democratica e Loredana per Lecce. Il Partito Democratico ha preventivi per 12.800 euro, molto più indietro si piazza invece il Popolo della Libertà, tra quelli che spenderanno meno di tutti, ovvero 5mila euro.
Luigi Melica (con Unione di Centro e Uniti per Lecce) ha ricevuto preventivi per 37mila euro, mentre per due degli altri tre aspiranti sindaco, ovvero per Antonio Capone (Verso Lecce) e Maurizio Buccarella (Movimento 5 Stelle) le cifre “in ballo” si assestano per ciascuno intorno ai 5mila euro. Decisamente “spartana” sarà invece la campagna elettorale di Andrea Valerini che con Alternativa Comunista per queste elezioni spenderà appena 100 euro.
 
Puntuali arrivano i “manifesti selvaggi”. E la Polizia Municipale promette multe fino a 206 euro per gli abusivi
 
Puntuali come gli imprevisti freddi di inizio primavera, per ogni campagna elettorale che si rispetti arrivano i manifesti abusivi. Enormi faccioni sorridenti in formato 6x3 (metri) o 70x100 (centimetri) colorano ormai da diverse settimane ogni angolo della città. La pubblicità, come nel commercio, è l’anima delle elezioni, ed ecco allora che spesso incurante delle regole e delle buone prassi, l’invasione dell’advertising in formato scheda elettorale diventa selvaggia. Incurante ed incurabile. Eppure ci sarebbero gli spazi “all’uopo” individuati: ma vuoi mettere un’affissione alternativa, magari in posti dove nessuno c’era ancora arrivato? “Sorprendere e stupire”, il fine che giustifica l’illecito mezzo è sempre lo stesso. Restare, come sul dirsi, sulla notizia, sulla bocca di tutti e sperare nel voto risolutore dell’attento passante.
Pur di partecipare al gioco “far west” non si risparmia nessuno. Come dire che, una volta tanto, la politica è davvero bipartisan, compatta ed allineata. Poco importa che il decoro della città che si vorrebbe governare, per un po’ (ma le conseguenze dello scempio sono destinate a durare mesi  e mesi dopo) vada a farsi benedire.
A nulla sono valsi gli appelli che a tempo debito e non sospetto da più parti sono stati mossi. Uno su tutti quello del Dipartimento Tematico Nazionale Tutela del Consumatore, che a firma del suo fondatore Giovanni D’Agata aveva indirizzato una richiesta alla Polizia municipale di Lecce “affinché attivi una task force che vigili su tali tipi di violazioni e dimostri rigore e alcun tipo di timore nel sanzionare anche gli amministratori comunali che perpetuano quest’atteggiamento di inciviltà e sfrontatezza nei confronti di una città bella come Lecce”. Intanto, il comandante della polizia municipale Zacheo ha promesso multe salate per gli abusivi.
 
Daniele Greco 

 

(fonte: Belpaese)