Olio di semi venduto per extravergine in Italia e Germania: scoperta maxi-frode
martedì 14 maggio 2019
L'operazione "Oro Giallo" condotta dai carabinieri di Foggia e dai Nas ha portato a 24 ordinanze di custodia cautelare. 

Vendevano olio di semi con l'aggiunta di clorofilla spacciandolo per olio d'oliva anche a rinomati ristoranti italiani e in Germania. La maxi operazione contro l'agro-pirateria è stata condotta dai carabinieri di Foggia, con il supporto dei Nas e delle polizie estere e ha portato a 24 misure cautelari, 17 delle quali eseguite a Cerignola. L'operazione è stata soprannominata “Oro Giallo” e rappresenta una delle più importanti svolte negli ultimi anni contro la commercializzazione di olio extravergine di oliva sofisticato e contraffatto. Il falso olio d'oliva raggiungeva molti ristoranti in tutta Italia e veniva venduto a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.

La Coldiretti Puglia commenta positivamente l’operazione dei Carabinieri:

“Con la produzione di extravergine Made in Italy che ha raggiunto quest’anno i minimi storici a causa delle gelate di febbraio 2018 e gli effetti drammatici della Xylella con il crollo in maniera incontrovertibile della produzione di olive di oltre il 60%, è aumentato il rischio di frodi e sofisticazioni a danno del vero Made in Italy che colpiscono i produttori agricoli e i consumatori, allarme che avevamo lanciato sin dall’anno scorso a seguito della peggiore campagna olivicola in Puglia degli ultimi 25 anni”, denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

“Finalmente, tra l’altro, è caduto il segreto di Stato sui prodotti stranieri che arrivano in Italia ed è una opportunità determinante che va sfruttata appieno – ricorda il presidente Muraglia - grazie allo storico pronunciamento del Consiglio di Stato del 6 marzo 2019 sull’accesso ai dati. Un risultato storico per la Coldiretti che ha sollecitato il pronunciamento, dopo la richiesta al Ministero della Salute, per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti”.