Lecce Bene Comune chiarisce: "Salvemini non versò i contributi promessi all'associazione"
sabato 16 marzo 2019
La conferenza stampa insieme a Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista per chiarire le motivazioni della rottura.  

Lecce Bene Comune prende parola e da la sua versione sulle fasi della rottura con Carlo Salvemini e sulla “questione prepolitica”, l'ostacolo che il candidato sindaco ha più volte ribadito come causa dell'impossibilità al dialogo con il movimento che lui stesso contribuì a fondare nel 2012.

Si tratta, come ha spiegato di recente in una trasmissione televisiva, di una vicenda giudiziaria di cui oggi, Renato Vernaleone , presidente di LBC fornisce una lettura carte alla mano. Il contenzioso nasce all'indomani della spaccatura interna a Lecce Bene Comune che portò all'allontanamento di Salvemini e alla nascita di Lecce Città Pubblica e riguarda l'art.10 dello Statuto di fondazione di LBC sottoscritto dallo stesso candidato sindaco e che prevedeva di versare “contributi pari al 50% di tutte le indennità percepite a qualunque titolo e sin dall’inizio del mandato per lo svolgimento dell’attività consiliare da parte dei consiglieri eletti (o a loro subentranti) facenti parte del gruppo consiliare “Lecce Bene Comune” in seno al Consiglio Comunale di Lecce”.

Nello specifico si trattava dei due consiglieri Carlo Salvemini e Saverio Citraro. Dopo la rottura nel 2015 il nuovo tesoriere dell'associazione appurò che – scrivono da Lecce Bene Comune - “i due ex consiglieri risultavano inadempienti, rispetto all’impegno sottoscritto e riportato nello statuto, rispettivamente: Salvemini per 13.870 euro e Citraro per 18.727 euro. Somme che si erano impegnati a versare in favore dell’associazione, per garantirne le attività e dunque la crescita e l’operatività. in via informale venivano chieste informazioni più dettagliate a Gabriele Molendini, in qualità di ex tesoriere, il quale rispondeva che Salvemini, che pure in un breve periodo aveva versato più o meno regolarmente, ad un certo punto avrebbe comunicato con una mail di non poter più mantenere l’impegno, essendo stato condannato a risarcire il consigliere Bianco, a seguito di una querela ricevuta molti anni prima, quando era segretario cittadino dei DS (e che, dunque, nulla aveva a che fare con l’attività politica svolta sotto le insegne di LBC). Il consigliere Citraro, invece, senza fornire spiegazioni, aveva seguito l’esempio di Salvemini”.

Andati male i tentatvi di accordo bonario “l'associazione ha dunque depositato due ricorsi per ottenere altrettanti decreti ingiuntivi che il Tribunale di Lecce ha concesso”. Le citazioni in giudizio sono a firma di Salvemini e Citraro: “Dichiarano di non avere alcun debito nei confronti di LBC, poiché quello di versare la metà degli emolumenti percepiti era “una mera discrezionalità” e andava considerato “soltanto un impegno morale, civile e politico degli eletti” preso in campagna elettorale e dunque non vincolante”.

“Non abbiamo voluto speculare su questa vicenda neanche durante la campagna elettorale del 2017 ma oggi sentiamo il bisogno di parlarne perchè ci sentiamo offesi e come noi gli attivisti che si spendono ogni giorno nelle iniziative sociali che portiamo avanti per la città” ha detto Renato Vernaleone che, insieme a Danilo Scorrano di Sinistra Italiana e Maria Lucia Rollo in rappresntanza di Rifondazione Comunista hanno spiegato anche il perchè abbiano accettato gli inviti a trovare un fronte di discussione comune con le forze politiche della coalizione a sostegno di Salvemini: “Abbiamo creduto che fosse un dovere civile confrontarci con queste persone con cui abbiamo condiviso piazze e battaglie civili e politiche e i loro elettori e non comprendiamo, a maggior ragione, come sia possibile che chi si sta ricandidando alla guida della città possa anteporre questioni personali o prepolitiche rispetto agli interessi dell'intera comunità ci cui noi ci sentiamo parte integrante e di cui si deve fare garante”.