Poli Bortone traghettatrice: "Il centrodestra riparta dalle civiche"
sabato 2 febbraio 2019
L'ex sindaco in conferenza stampa chiarisce il suo ruolo nelle difficili trattative che stanno interessando il centrodestra in queste settimane. 

“Ripartire dal civismo, archiviare le primarie, puntare su giovani competenti e superare le esperienze amministrative recenti” Adriana Poli Bortone non vuole creare fratture insanabili ma prova ad allontanare le nubi che avvolgono il centrodestra leccese ribadendo il suo ruolo nelle difficili trattative di questi giorni. “Quando Forza Italia mi ha proposto di candidarmi a sindaco ero perplessa: speravo di vedere una nuova classe dirigente con la quale impegnarmi, una squadra di giovani disponibile a collaborare senza esclusioni per i quali avrei fatto da traghettatrice. Ma così non è stato e l'insistenza sulle primarie- alle quali non credo- è un argine a questa idea”.

Nel suo discorso alla stampa all'interno dell'hotel President, l'ex sindaco, non risparmia critiche velate alle amministrazioni di centrodestra targate Perrone: “A Lecce sono mancati visionari che potessero avere un modello di città, negli anni si è molto improvvisato”.

La chiave, secondo l'ex sindaco, è il civismo, quello che è ormai realtà a Galatina e Nardò: “Il civismo chiede spazio e non è un aggiunta. È protagonista delle scelte di una città. E questo sta avvenendo in Puglia e in tutto il resto del Paese. Quel civismo libero da condizionamenti partitici esprime il volere di partecipazione della cittadinanza ma a Lecce questo aspetto è stato messo da parte”. Ciò non vuol dire mettere da parte le radici politiche profonde: “Mi piacerebbe se si costruisse in ampio e nuovo soggetto politico, ma da ex missina- ha detto la Poli visibilmente commossa - mi piace anche andare con quella destra pura che non ha paura di esprimersi per quello che è”.
La Poli, quindi, non fa un passo indietro: la sua candidatura a guidare la città resta in piedi ma da parte sua non c'è un aut aut ai possibili alleati ma un invito a superare l'empasse dando più voce a chi gravita al di fuori dei partiti tradizionali.