"Oceano borderline", il disturbo dalle varie forme e gli adolescenti che si tagliano
giovedì 6 dicembre 2018

Autolesionismo negli adolescenti, scatti d’ira, uso di droghe e tanto altro: dietro tutto questo può esserci un disturbo borderline che affonda le sue radici nei rapporti con la famiglia.

Emozioni e stati d’animo possono cambiare vorticosamente in chi è affetto dal disturbo borderline. Difficile calmarsi quando si è in preda a emozioni così travolgenti. Scoppi d’ira improvvisi e comportamenti impulsivi come l’abuso di sostanze, rapporti sessuali a rischio, autolesionismo, shopping compulsivo, binge eating e tentati suicidi possono essere il chiaro sintomo di personalità borderline. Comportamenti così anormali sono messi in atto dai soggetti disturbati per ridurre la tensione emotiva. Le caratteristiche centrali, dunque, sono impulsività e instabilità: le donne sono le più colpite. Il rischio di suicidarsi è alto e le tensioni che si creano in famiglia e tra gli amici rischiano spesso di isolare il soggetto affetto da questo disturbo. I pazienti borderline spesso hanno tante qualità e grande intelligenza, ma il disturbo distrugge le loro vite e ne impedisce spesso la realizzazione: si drogano, hanno problemi relazionali, bevono, hanno comportamenti autolesionistici, alcuni non riescono a finire la scuola. Il borderline non ha stima di se stesso e non si fida degli altri, ha sempre paura di essere abbandonato e sente un enorme senso di vuoto. Il soggetto disturbato può avere anche sintomi dissociativi: può sentirsi distaccato dalle proprie emozioni e dal proprio corpo. Il funzionamento relazionale e professionale della persona è compromesso in questi casi.

CAUSE

Tutti gli studiosi sono concordi nell’attribuire all’ambiente familiare la colpa dell’esplosione di questo disturbo. “A concorrere al suo sviluppo, intervengono fattori genetici-temperamentali e anomalie nei livelli di serotonina responsabili della vulnerabilità emotiva del soggetto, ovvero della tendenza a reagire in modo intenso e rapido di fronte a stimoli emotivi anche minimi - spiegano gli esperti dell’Istituto A.T.Beck - Secondo Young, alcuni stati patologici dei pazienti con Disturbo Borderline di Personalità erano una sorta di regressione a stati emotivi intensi sperimentati da bambini. Concettualizzò questi stati come schema mode, ovvero come modelli organizzati di pensieri, sensazioni e comportamenti basati su certi schemi. I pazienti con Disturbo Borderline di Personalità sembravano transitare improvvisamente da un mode all’altro. Nello specifico, 4 mode sono peculiari del DBP: il mode del bambino abbandonato/abusato, il mode del bambino arrabbiato/impulsivo, il mode del genitore punitivo e il mode del protettore distaccato”. 

TERAPIE 

La psicoterapia offre tutta una serie di soluzioni per affrontare il disturbo borderline. L’uso delle medicine è sempre l’extrema ratio. All’Istituto Beck, ad esempio, è stata sperimentato lo Schema Therapy, o “più precisamente Schema-Focused Therapy: è un approccio integrato che combina aspetti della terapia cognitivo-comportamentale, esperienziale, interpersonale e psiconalitica in un unico modello di intervento”. La Schema Therapy è stata sviluppata nel 1994 dal Dr. Jeffrey Young che all’inizio lavorava a stretto contatto con il Prof. Aaron Beck, il fondatore della Terapia Cognitiva.

 “In merito al trattamento psicoterapico, la letteratura scientifica riporta l’esistenza di diversi validi approcci nel trattare il disturbo di personalità borderline - spiega la psicologa e psicoterapeuta Annalisa Bello - Tra questi, i dati empirici mettono in rilievo l’efficacia della Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT), di matrice cognitivo comportamentale, ideata e sviluppata da Marsha Linehan negli anni Settanta e che rappresenta il trattamento d’elezione ed evidence-based per il Disturbo Borderline di Personalità. La DBT si è rilevata essere efficace per il trattamento di problemi associati alla disregolazione emotiva e al ridotto controllo degli impulsi che lamentano persone con questa tipologia di disturbo le quali,nella fattispecie, sono caratterizzate da una disregolazione emotiva biologica che determina un’intensa reazione agli eventi stressanti e un più lento ritorno al livello di base dopo che l’emozione ha raggiunto il suo picco.

A questa caratteristica innata, si aggiunge poi il contributo dell’ambiente invalidante, un ambiente in cui la persona vissuta è cresciuta interfacciandosi con mancata approvazione, punizioni e risposte non adeguate alle sue reazioni emotive tanto da valutare se stesso, i propri pensieri, emozioni e comportamenti come sbagliati o di poco valore. Tutto ciò determina un’incapacità nella regolazione, nella comprensione e nella tolleranza delle reazioni emotive e a lungo andare l’individuo inizia a invalidare ciò che sente e ad adottare una visione misinterpretata non realistica delle proprie esperienze emotive che si associa a sofferenza emotiva e psicologica. 

La DBT rivolge il proprio intervento alle reazioni emotive intense, al ridotto controllo degli impulsi nonché ai comportamenti pericolosi, quali quelli autolesionistici, messi in atto per allontanare le emozioni che l’individuo ha difficolta a comprendere e tollerare”.

INTERVISTA ALLA PSICHIATRA PAMELA BLANCO 

Dottoressa, il disturbo borderline è così facilmente diagnosticabile? I borderline vengono curati dallo psicologo o dallo psichiatra?

“Si tratta di una patologia abbastanza complessa, che secondo me non ha dei confini ben definiti, tant’è che spesso si parla di ‘oceano borderline’. Dobbiamo immaginarla come uno spettro con vari gradi di intensità e gravità. Una persona può avere dei tratti borderline, ma non necessariamente un disturbo di personalità. Dunque, esistono dei gradienti, come se fosse, appunto, uno spettro. Lo psicoterapeuta e lo psichiatra, nei casi più gravi, possono lavorare in squadra. Certamente la psicoterapia è l’arma migliore, quando certi comportamenti non sono così gravi da consigliare l’uso dei farmaci. Ci sono dei casi molto gravi, con aggressioni violente nei confronti delle persone, che impongono il ricovero in psichiatria: in situazioni simili siamo costretti a utilizzare la terapia farmacologica. Nei casi più lievi ci possiamo affidare a un bravo psicoterapeuta, ma il percorso di cura è piuttosto complesso”.

Si può essere borderline latenti?

“Esistono dei borderline latenti nel senso che molti possono avere tratti borderline, che però sono sotto controllo e con la psicoterapia possono essere gestiti”. 

Come si manifesta questo disturbo? Quali sono i campanelli d’allarme? Le cause? 

“Uno dei campanelli d’allarme in adolescenza è quello di tagliarsi: atti di autolesionismo. Consistono nel procurarsi lievi ferite su braccia, gambe e altre parti del corpo: si tratta del ‘self cutting’. Non sono atti che hanno l’obiettivo di togliersi la vita, ma di avere un controllo sul dolore. Procurandosi del dolore fisico queste persone possono gestire il dolore mentale. Altri sintomi possono essere le relazioni molto tumultuose, sia di amicizia che sentimentali: c’è un’oscillazione tra l’idealizzazione dell’altro o la sua completa svalutazione. Oppure una promiscuità nelle relazioni che poi si può tradurre in promiscuità sessuale. Tra i sintomi anche vari tentativi di togliersi la vita e minacce di suicidio. Da annoverare anche l’essere coinvolti in situazioni molto rischiose come l’uso di sostanze stupefacenti, sport molto pericolosi, relazioni sessuali non protette. Le cause vanno indagate con la famiglia di origine: rapporti con i genitori nell’ambiente in cui una persona è cresciuta. Spesso le pazienti borderline sono persone che hanno subito abusi di vario tipo: psicologici, fisici e sessuali, anche non necessariamente evidenti”. 

Si può prevenire il disturbo borderline?

“La prevenzione parte dalla nascita, dalla famiglia. Il borderline spesso prova dei sentimenti di vuoto incolmabili e nei casi più gravi può avere episodi psicotici che fanno perdere il contatto con la realtà. Tutto nasce nei rapporti con i genitori”. 

Come si cura? Si possono evitare le medicine?

“Come dicevo prima, nei casi più gravi il disturbo borderline si cura con la terapia farmacologica, che però è prevalentemente sintomatica, volta a prevenire gli sbalzi d’umore e lo scarso controllo dell’impulsività che si può avere nella patologia borderline. Ma il trattamento primario è quello psicoterapico. Quindi, le medicine si possono evitare nei casi più lievi, là dove può bastare la psicoterapia”.  

Gaetano Gorgoni