Salento "tropicalizzato", sotto accusa il riscaldamento del mare. L'esperto: "Nessun allarme"
lunedì 26 novembre 2018
Il metereologo ricercatore salentino Roberto Ingrosso definisce meglio il fenomeno, affatto nuovo sulle coste salentine.

Il Salento è terra di tornado: lo dicono i numerosi precedenti storici e gli scienziati che da anni studiano il fenomeno. Non è la prima volta che un tornado devastante come quello che si è abbattuto ieri sul litorale di Tricase si affaccia sulle coste salentine e pugliesi: negli ultimi 15-20 anni sono almeno tre i tornado classificati dai climatologi di “intensità significativa”, di cui uno a Gallipoli ed un altro, il più forte registrato negli ultimi decenni, a Taranto nel 2012. Quest'ultimo, secondo la Scala Fujita, che va da 0 a 6, è stato un tornado F3.

E quello di ieri? Lo abbiamo chiesto a Roberto Ingrosso, meteorologo e ricercatore di Climatologia all'Università del Salento, impegnato in progetti di studio con Mario Marcello Miglietta, ricercatore del Cnr e massima autorità italiana in tema di tornado.

“E' ancora presto per classificare con esattezza il tornado che si è abbattuto ieri sulla costa di Tricase ma dalla conta dei danni fatti finora sembrerebbe un F2”. Un tornado e non una tromba d'aria: quest'ultima espressione – spiega Ingrosso- esiste solo nel vocabolario italiano e non ha un posto specifico nella classificazione scientifica internazionale che distingue solo tipologia e intensità di tornado. A tal proposito quello che ha investito la costa tricasina sembrerebbe un “tornado mesociclonico con precipitazioni” - ciò spiegherebbe la grandine che ha riversato al suo passaggio – si è formato in mare e aveva molta energia che gli ha consentito di percorrere molti chilometri. Due fenomeni così intensi in pochi giorni sono un segnale d'allarme? “L'autunno è da sempre la stagione dei tornado per il Sud Italia- spiega Ingrosso- alcuni non vengono notati perché sono di bassa intensità e creano pochi danni. Quelli registrati nelle ultime settimane hanno suscitato più attenzione perchè di media intensità e molto ravvicinati tra loro. A ciò si aggiunge la “copertura” mediatica grazie ai social che ha intensificato la percezione del fenomeno”. Un elemento osservato da Miglietta per quanto riguarda il tornado di Taranto del 2012 riguarda la temperatura del mare: quanto pi è alta, tanto più facile sarà la formazione di tornado e la loro capacità di sprigionare energia. Questo però non vuol dire che il surriscaldamento globale è destinato a giocare brutti scherzi al Salento: “E' vero che l'aumento di temperatura del mare facilita i tornado ma comporta anche altri fenomeni che lo impediscono: la comunità scientifica non sa ancora quale di questi fattori prevarrà in futuro. I tornado “salentini” sono studiati in maniera precisa e scientifica solo da alcuni decenni, “del passato esistono solo alcuni dati che non consentono di fare una stima esatta- conclude il ricercatore salentino- in altre parole: è un fenomeno che va osservato nel lungo periodo e, ad oggi, non sappiamo ancora se c'è stato un aumento rispetto al passato e se ciò accadrà in futuro”.