Più di 8,5 milioni di persone con disturbi mentali: a Lecce la "terapia solidale"
lunedì 17 settembre 2018

Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Annalisa Bello, che abbiamo interpellato anche in altre occasioni per la nostra rubrica Salute Sette.

Negli anni si è fatta strada, anche tra i ceti più deboli, la consapevolezza della necessità di curare i disturbi della psiche attraverso la psicoterapia. Farlo in tempo può salvare la vita, altrimenti ci si può perdere per sempre. Oggi “andare in terapia” non espone più il paziente a pregiudizi e malignità come accadeva in passato. Il percorso terapeutico diventa fondamentale nella ricerca della propria indipendenza e libertà. Ci si rivolge allo psicoterapeuta per sconfiggere le emozioni negative e i traumi che bloccano il presente, ma anche per gravissime patologie della mente (come terapia integrativa). Oggi molte più persone si rivolgono allo psicologo: non è più “roba da ricchi”, ma spesso il pubblico non può sempre dare le risposte che si cercano. Oggi, alcuni psicologi e psicoterapeuti si sono uniti per promuovere la “terapia solidale”. Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Annalisa Bello, che abbiamo interpellato anche in altre occasioni per la nostra rubrica Salute Sette.

Dottoressa Bello, cos’è la Terapia Solidale?

“Il progetto di Psicoterapia Solidale nasce in risposta alla crisi economica che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni, impattando, seppur in maniera diversa, sulla vita di ognuno. Basti pensare, ad esempio, alle conseguenze sortite su quelli che dovrebbero essere dei nostri diritti, come il diritto alla salute. I numeri sono molto loquaci: più di 12 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi perché hanno avuto difficoltà a pagare di tasca propria prestazioni sanitarie che non sono riusciti ad avere nel pubblico, considerando le interminabili liste d’attesa”.

In cosa consiste la Terapia Solidale?

“È un servizio di qualità rivolto a coloro che vivono un disagio psicologico e che pur versando in condizioni economiche disagiate si vedono costrette a rivolgere la loro richiesta d’aiuto ad un centro clinico privato, non riuscendo a trovare una risposta nel servizio pubblico. Uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale supervisore, dopo un primo colloquio finalizzato alla comprensione del disagio, invierà la persona ad uno psicologo o medico specializzando (un allievo frequentante il penultimo o l’ultimo anno di formazione in psicoterapia cognitivo comportamentale, già iscritto all’ordine degli psicologi o dei medici), in terapia cognitivo-comportamentale, per il trattamento psicoterapico. La qualità dell’aiuto offerto garantita, innanzitutto, dal fatto che saranno applicati esclusivamente protocolli di trattamento cognitivo-comportamentali di comprovata efficacia e, inoltre, dal fatto che lo psicoterapeuta supervisore ogni quattro sedute incontrerà il paziente in trattamento e supervisionerà l’operato dello psicoterapeuta specializzando per monitorare l’andamento della terapia e suggerire eventuali aggiustamenti”.

Ci spiega perché ha deciso di aderire?

“Non ho avuto dubbio alcuno nel decidere di aderire al progetto nei panni di psicoterapeuta supervisore, questa volta. Tra le tante motivazioni, quelle preminenti sono fondamentalmente due. Ho avuto modo di toccare con mano il successo del servizio di “Terapia Solidale” in quanto ho aderito al medesimo anni addietro nei panni di psicologa specializzanda presso le scuole di Specializzazione di Psicoterapia Cognitiva (APC-SPC), dirette dal Professore Francesco Mancini. Posso, pertanto, testimoniare il rilievo di un’iniziativa simile: imperdibile esperienza di formazione per l’allievo specializzando e preziosissima occasione per chi desidera trattare problematiche psicologiche che rendono la vita difficile e si associano ad importante sofferenza psicologica avvalendosi di un aiuto di qualità che non fatica a dare i suoi ‘frutti’, portandone le risultanze nella quotidianità della persona richiedente”.

Non si rischia di peggiorare la situazione della categoria con un livellamento verso il basso degli onorari? 

“Si stima che più di otto milioni e mezzo di adulti soffrano di un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita (De Girolamo, Polidori, Morosini, Mazzi, Serra et al., 2005: ‘I tassi di prevalenza dei disturbi mentali suggeriscono in modo chiaro, quindi, che la domanda di cura sia molto elevata, soprattutto in considerazione che i servizi specialistici, pubblici o privati, trattano solo il 10% delle persone affette’ - Tansella e De Girolamo, 2001). Si può ragionevolmente presumere che la fascia meno abbiente della popolazione rientri nel 90% dei pazienti che necessiterebbero di cure e non le ricevono. Pertanto, riteniamo che il rischio di livellamento verso il basso degli onorari non sussista, perché la psicoterapia solidale è offerta a una fascia della popolazione che altrimenti non riceverebbe alcuna cura psicoterapeutica. Per la categoria degli psicoterapeuti è ragionevole ritenere che ci sia il vantaggio che l’efficacia e la validità del loro lavoro sia maggiormente conosciuta”.

Come vengono individuati i beneficiari? Come dimostrano di essere meno abbienti?

“Solitamente coloro che richiedono la Terapia Solidale sono persone indirizzate dai servizi pubblici o attraverso la rete o il passaparola e che non hanno le risorse per sostenere i costi di una psicoterapia tradizionale. Non richiediamo alcuna dimostrazione di essere i meno abbienti. Preferiamo instaurare un rapporto che si fonda sulla fiducia”.

Dove è stata sperimentata la terapia solidale in Italia e quali risultati ha prodotto?

“Il servizio ha già preso slancio presso i Centri Clinici delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale dell’Associazione di Psicologia Cognitiva (APC) e la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC), dirette dal Professore Francesco Mancini, presenti sull’intero territorio italiano. Il Servizio, infatti, è presente dal Nord a Sud, partendo da Verona passando per Grosseto, Lucca, Ancona senza tralasciare Roma, sede in cui tutto è nato, e seguitando per Bari e, ora, anche a Lecce. I risultati prodotti testimoniano successo: si tratta di una psicoterapia che ha esitato nei cambiamenti sperati. A tal proposito, è presente in rete un documentario (qui il video), andato in onda su RAI3, lo scorso giugno, che racconta cos’è la psicoterapia cognitivo comportamentale, svoltasi proprio all’interno del Servizio di terapia solidale di Roma.

Perché è importante che un paziente paghi e si prenda un impegno economico per la psicoterapia?

“Il motivo è ovviamente assimilabile a quello che sottende le prestazioni di molti altri professionisti, dall’assistenza di un legale ad una visita medica, a cui ci rivolgiamo quando riteniamo in qualche modo di avere un problema che il professionista, mediante la sua competenza, potrà aiutarci a risolvere. Per ciò che riguarda la psicoterapia, si tratta di un setting, di uno spazio e di un tempo, che vengono riservati e dedicati esclusivamente alla persona richiedente aiuto, alla quale il terapeuta mette a sua disposizione le proprie competenze professionali finalizzate al raggiungimento del cambiamento sperato”.

Nel Salento esiste la consapevolezza dell’importanza della psicoterapia?

“Posso rispondere con un ‘ni’? In linea di massima, la persona che si rivolge allo psicoterapeuta, per ciò che è la mia esperienza, arriva a studio al termine di un percorso approntato su tentativi ed errori’, concedendosi la consulenza psicologica come ‘ultima spiaggia’. E’ difficile avere la consapevolezza dell’importanza della psicoterapia se non si sa, esattamente, cos’è e se intorno ad essa gravitano tante false credenze”.

Gaetano Gorgoni