Il Movimento No Tap incalza il governo: "Ci mostri gli accordi, altrimenti sono scuse"
lunedì 9 luglio 2018
In una nota il movimento incalza il ministro Lezzi che aveva giustificato le cautele del Governo sulla vicenda gasdotto. 

“Rinnoviamo per l'ennesima volta, l'invito ai ministri di tirar fuori, se esistono, gli accordi di cui parlano, e di farci sapere in cosa consistono, altrimenti continueremo lecitamente a pensare che sono solo le scuse per giustificare la loro incapacità di prendere decisioni”. Il Movimento No Tap torna ad incalzare il governo e il ministro Lezzi che aveva risposto alle critiche giustificando la cautela con la presenza di obblighi contrattuali per il governo italiano.

“Si può fermare un gasdotto senza che lo stato paghi penali? - Si legge nella nota del movimento - a quanto pare si, quando gli interessi da tutelare sono quelli delle multinazionali e non quelli dei cittadini. Correva l'anno 2014, esattamente a dicembre quando l' Unione Europea bloccò il South Stream, il gasdotto che, dalla Russia, avrebbe dovuto rifornire l'Europa. Lo bloccò perché Gazprom, promotrice del progetto, "...non poteva essere produttore, venditore del gas e proprietario del gasdotto...", in linea con i principi europei del terzo pacchetto energia. Tutti iniziarono a preoccuparsi per il blocco del South Stream, che andava a ledere gli interessi di Gazprom, Eni, Saipem e tutte le società coinvolte [...] allora, Saipem venne inserita nei contratti internazionali per il progetto di raddoppio del North Stream, con la conseguenza che non venne pagata nessuna penale e che gli interessi delle multinazionali, ancora una volta, furono tutelati.

Chi oggi parla di penali, vincoli internazionali, trattati imprescindibili e quant'altro, dimostra di non conoscere le carte relative a Tap. La difesa ad oltranza degli interessi economici di pochi, continua ad essere il motivo guida di uno stato succube.
Dobbiamo forse pensare che le tanto spaventose "penali" da pagare (che di fatto non esistono) non sono nient'altro che i guadagni delle lobby del gas? A voler pensare male, verrebbe quasi il sospetto che, a turno, diventare ministro voglia dire entrare a far parte dell'azionariato di queste società estrattiviste”.