Incontri d’Autore, ospiti Massimo Bray e Concita De Gregorio
domenica 27 maggio 2018
Oggi e domani a Ortelle la rassegna organizzata dal Comune di Ortelle e dal Comitato di Gestione della Biblioteca “Maria Paiano” di Vignacastrisi con il coordinamento di Pasquale De Santis.

Massimo Bray, già Ministro dei Beni Culturali e attualmente Presidente del Salone del libro di Torino e Direttore della Fondazione Treccani, e Concita De Gregorio, giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice, saranno gli ospiti degli ultimi due incontri della rassegna Incontri d’Autore, organizzata dal Comune di Ortelle e dal Comitato di Gestione della Biblioteca “Maria Paiano” di Vignacastrisi con il coordinamento di Pasquale De Santis.

Bray, sarà protagonista, domenica 27 maggio alle ore 19.30, di una conferenza sul tema della cultura, della bellezza e del paesaggio a cui interverrà il Sindaco di Ortelle Francesco Rausa.

“Credo che – dice Bray - se l’Italia ha ancora un paesaggio e un patrimonio culturale così importanti da essere tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, lo dobbiamo a secoli di tutela e custodia – vorrei dire a secoli di amore e passione – degli italiani per il loro Paese”.

“In primo luogo si deve affermare con forza che la cultura è un bene collettivo. La Cultura e i beni culturali non possono essere trattati come un bene normale, come una merce che si può comprare e vendere a seconda dell'utilità del momento. E questo perché la Cultura è elemento costitutivo della storia e della personalità dei cittadini, della sua capacità di giudizio, elemento centrale per rendere più libero, indipendente il singolo individuo. La Costituzione affida il compito di proteggere e valorizzare il patrimonio culturale italiano alla Repubblica, in tutte le sue articolazioni. I padri costituenti non hanno scelto a caso questa parola - "Repubblica"; non si sono sbagliati, confondendone il significato. Quando hanno scritto, nell'articolo 9 della Costituzione, che è compito della Repubblica promuovere lo sviluppo della cultura, tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, intendevano proprio affidare tali compiti primari a tutta la comunità, sia alle sue istituzioni organizzate (Stato, Regioni, Enti locali), sia alle associazioni civiche che ai singoli cittadini. E non è un errore nemmeno quello di aver inserito tale articolo tra i principi fondamentali della Costituzione, ovvero in quel nucleo di valori che non potrà mai essere modificato neanche con legge costituzionale.”

Concita De Gregorio, presenta, lunedì 28 maggio alle ore 19.30, il libro “Chi sono io?” in cui riflette su identità e reputazione: dove finisce una, dove inizia l’altra, quando e come una ha preso il sopravvento sull’altra (nei selfie è la reputazione a dominare, i like ricevuti). Più interessata all’identità e alle sue espressioni, De Gregorio analizza gli autoritratti di molti fotografi, tentando di capirne l’intenzione. Nella sua ricerca scopre che l’attitudine all’autoritratto è prevalentemente femminile. Non solo: «L’autoritratto è stato per ciascuna di loro il viaggio verso il luogo del delitto. La strada per tornare là dove tutto è cominciato, o finito: il punto che rende ciascuna quello che è diventata». Individuando le ricorrenze da artista a artista, da foto a foto, De Gregorio porta alla luce un discorso trasversale sull’identità femminile. Il doppio, il colore rosso, il corpo nudo, il tempo, la madre (in assenza e in presenza) sono ossessioni che tornano in ciascuna fotografa. 

Chi sono io?  è l’ulteriore tappa di un lavoro in divenire che Concita De Gregorio ha iniziato con Cosa pensano le ragazze (libro edito da Einaudi Stile libero, progetto web, infine documentario — Lievito Madre, con Esmeralda Calabria). Un lavoro che mira ad aggiornare il concetto di ragazze in una specie di censimento accurato che piano piano include tutte, bambine, anziane, studentesse, madri, commesse, intellettuali, operaie, modelle, impiegate. Attraverso modelli di donna lontanissimi tra loro, Concita De Gregorio ci dice che i modelli sono milioni, e altrettanti ce ne possiamo inventare. L’opera aperta della De Gregorio non solo è uno studio antropologico fondamentale per chi nel futuro cercherà di conoscere i nostri anni, ma anche il gesto più femminista del nostro presente.