Tra mito e storia: i cavalieri dell'Ordine Templare in Terra d'Otranto
giovedì 4 novembre 2010
Breve viaggio alla ricerca delle tracce del passaggio dei Templari nel nostro territorio in periodo medievale  
 
Il ruolo che la penisola Salentina ha assunto in epoca medioevale è stato dalla pubblicistica storica locale e nazionale ricondotto nella sua centralità, in seguito ad un sottodimensionamento, dovuto principalmente ad una certa diffidenza da parte di taluni circoli accademici, latori di una mentalità gretta ed antiscientifica, nei confronti di una pur rigorosa storiografia locale, accusata di scarso respiro e di provincialismo, termine dietro il quale in realtà si nascondono il dogmatismo di certa accademia e la limitatezza, veramente desolante, dell’orizzonte culturale della “baronia” universitaria, riproponendo sul palcoscenico della storiografia, nel quale dovrebbe anzi esservi una collaborazione stretta tra mondo universitario e cultori di storia locale, l’abusato copione che vede gli storici locali impegnati in discussioni e ripicche, e l’accademico di turno, calato dall’alto quale ineffabile deus ex machina, che viene a disperdere le greggi dell’insipienza e del pressappochismo, imponendo la sua assoluta verità, tanto più affermata, quanto meno ne sono rigorose le basi.
L’Università salentina, a dire il vero, e soprattutto quei dipartimenti e quei docenti che si sono occupati di storia medievale di Terra d’Otranto, si sono sottratti nella loro gran parte da questa ormai consolidata prassi, ponendo le basi della propria ricerca storica sui lavori rigorosi e documentati degli storici locali, che da sempre hanno affermato la non marginalità della Penisola Salentina nella storia del Mediterraneo, non animati da un sentimento campanilistico, metodologicamente censurabile, quanto dal ridare giustizia ad un territorio totalmente rimosso dai testi storici nazionali, i quali, a partire dall’unità d’Italia, hanno esclusivamente insistito, per quanto riguarda la storia del Medioevo italiano, nelle beghe dei Comuni del nord Italia con l’Impero romano-germanico. 
 
 
Il Salento luogo di passaggio di eserciti negli anni delle Crociate
 
Il ruolo del Salento nei traffici commerciali, politici e diplomatici  con l’Oriente, cifra assoluta del mondo medioevale euro mediterraneo, è stato decisivo, come lo è stato per gli eserciti crociati che proprio dai porti salentini si imbarcavano alla volta della Terrasanta. Ad animare questa vitalità non era solo un flusso ininterrotto di pellegrini, che garantiva al Salento stesso una ricchezza commerciale inusitata,  ma mercanti e ed eserciti, che percorrevano le strette strade dell’interno del Salento, tra pericolosissime selve popolate da briganti ed animali selvatici, fino ad arrivare ai porti di imbarco, Otranto e Brindisi. L’antica strada romana Appia Traiana, denominata “Francigena del Sud”, che nel Salento collegava Roma a Brindisi, si prolungava attraverso la Via Calabra fino ad Otranto, passando per Valesio, Lecce, Vanze, e Roca Vecchia ed era la principale arteria di questo continuo movimento, e ciò è anche testimoniato dalla ricchezza degli antichi casali, delle Chiese e dei Monasteri che sorgevano lungo questo percorso. 
Tra gli eserciti che partivano per la Terrasanta o che tornavano verso le proprie regioni di origine, si sviluppò, sin dalla Prima Crociata, il fenomeno unico degli Ordini monastici cavallereschi, sorti per motivi assistenziali dei pellegrini, e che col trascorrere del tempo si configurarono come veri e propri ordini militari, con le proprie fortezze, i propri eserciti e la propria regola. Tra questi, forse il più celebre, a causa della relativa sconfinata letteratura scientifica e pseudoscientifica, vi fu l’Ordine Templare, che in Terra d’Otranto costituì un vero e proprio presidio, che era prevalentemente concentrato attorno alla Precettoria di Lecce, ma che era anche composto da tenimenti e masserie, delle grangie, amministrate da un “sergente”, ossia da un dignitario minore dell’Ordine che si occupava dell’amministrazione periferica dei beni del Tempio.
Una traccia delle immense ricchezze immobiliari accumulate dai Templari nel corso di due secoli, causa della loro importanza e della loro rovina, è nella trascrizione ottocentesca di un documento, il cui originale è andato purtroppo distrutto durante la seconda guerra mondiale assieme a tutta la documentazione relativa al Regno di Napoli dal periodo svevo a quello aragonese, fattore estremamente frustrante per gli storici di quel periodo, i quali sono chiamati ad un ulteriore sforzo documentale, dovendo trovare continue conferme alle proprie tesi, basandosi i propri studi su trascrizioni, spesso infedeli o imprecise, fatte da storici ottocenteschi che hanno avuto la fortuna di consultare il preziosissimo archivio napoletano prima che una bomba dei liberatori americani riducesse in cenere due secoli di storia meridionale.
Il documento a cui si fa riferimento è l’inventario redatto dal giustiziere di Terra d’Otranto, Luca De Tauro, su disposizione del vicario del Regno di Napoli, Roberto d’Angiò, compilato a partire dal 27 febbraio 1308. Essendo una fonte indiretta, della quale non è possibile consultare l’originale, ogni passo della trascrizione deve essere posto sotto il vaglio della critica storica, cercando conferme di natura documentale e riscontri topografici atti a comprovare il riferimento all’Ordine del Tempio di ogni singola voce della lista. Ma proprio questo rende appassionante e gratificante il lavoro dello storico.
 
Vincenzo Scarpello