Grande Lecce detta la linea: “Dialogo col sindaco per la città. Gli altri si adeguino”
lunedì 12 marzo 2018

Il consigliere Finamore chiarisce la volontà di collaborare sui contenuti per il bene della città: “Niente inciuci, ma il commissariamento non serve”. Chiede al sindaco di governare e poi avverte i colleghi del centrodestra: “Gli equilibri sono cambiati. O si adeguano o se ne vanno”.

Consigliere Antonio Finamore, come spiega la frattura di oggi in consiglio comunale nel centrodestra e la decisione di votare contro la mozione del collega Angelo Tondo?

“La spiego in due parole: noi consiglieri eravamo e consiglieri siamo rimasti e tali rimarremo, sempre che il sindaco Salvemini si metta in testa l’idea di navigare a vista. Stiamo portando avanti come Grande Lecce un atteggiamento responsabile, perché c’hanno mandato nelle istituzioni per rispettarle e non per mettere in scena queste manfrine. Avevamo votato pure nelle commissioni punti come la determinazione dell’aliquota Irpef o il regolamento della Ztl. Lui si è preso pure la briga di dire che non c’era. Significa che non si è fidato neanche di noi che c’eravamo. E comunque ha ricevuto la mail corredata dalle delibere, è venuto con me nella riunione dei capigruppo. Perché ora prendere questa posizione?”

Ma non si preoccupa del fatto che qualcuno possa pensare che dietro questa mossa ci sia la volontà di accordarvi con Salvemini?

“Noi non possiamo fare accordi con lui, perché stiamo nel centrodestra, dentro una coalizione che ha preso il 52% e abbiamo un senatore della Lega. Lui è nel centrosinistra. Ogni accordo sarebbe impossibile. Ma, come ha chiarito il senatore Marti in una nota, era difficile andare ora al commissariamento perché non abbiamo i numeri per farlo. Abbiamo scelto di votare contro la mozione del collega Tondo, perché io e gli altri di Grande Lecce vediamo diversamente la politica e crediamo che le cose vadano fatte bene”.

Quindi non la preoccupano le critiche che sta ricevendo dai suoi alleati?

“Mi prendo pure le critiche ma continuo a non condividere un certo modo di fare. La gente vuole soluzioni e credo sarebbe stata felice di vedere discusse e approvate questioni come la determinazione dell’aliquota Irpef o il regolamento della Ztl”

C’è però chi pensa che dietro a questa posizione ci sia anche il tentativo di far pesare il risultato elettorale della Lega. Sono cambiati gli equilibri?

“Marti è rimasto l’unico a rappresentare il territorio nel centrodestra. Gli altri si dovrebbero accodare, ma forse non hanno ancora compreso la misura della sconfitta avuta. Basti pensare alla figuraccia di Noi con l’Italia: io al posto loro mi sarei andato a nascondere, invece continuano a ragionare così. Ma per me è semplice: si devono accodare, se vogliono, altrimenti se ne vanno. La loro politica è finita”.

Il successo personale di Marti, quindi, vi fa sentire più importanti nel consiglio comunale?

“Noi ci sentivamo già importanti prima, perché siamo quattro e abbiamo avuto la fortuna di essere tutti nuovi. Forse è questo che infastidisce qualcuno, perché quando sentono le dichiarazioni di Salvemini o di Delli Noci che dicono di voler parlare solamente con le civiche perché i vecchi partiti e i vecchi amministratori non li vogliamo sentire proprio, si scatenano ancora di più. Poi, sinceramente questa è già la terza figura che mi fanno fare”

In che senso?

“Nel senso che hanno preso le firme per far cadere l’amministrazione, nonostante Paolo Perrone l’avesse detto in aula che non c’erano: e siamo andati a fare quella manfrina, tentando di coinvolgere il consigliere Cinque Stelle quando lui era stato già chiaro. Poi abbiamo fatto la richiesta della revoca delle linee programmatiche del sindaco: io dissi che non era possibile perché non era una delibera ma una presa d’atto in consiglio comunale e il segretario c’ha risposto che non se ne parlava proprio. Oggi, rimandare ancora quegli ordini del giorno al 19 marzo mi sembrava proprio un’esagerazione”.

Ma non dicevate come centrodestra di essere “uniti e compatti” e di avere una linea comune?

“La linea è unita e compatta se gli altri si mettono dietro di me: allora va bene. Il problema è che quando fanno queste uscite, sbagliano e io gli do addosso, perché devono capire che la vita è cambiata e noi siamo stati mandati lì per far sì che i cittadini stiano meglio. Se invece sei lì, perché pretendi qualcosa, non puoi trovarti su questi ragionamenti. Quindi, o si accodano o se ne vanno. Il problema non esiste per me”.

E allora qual è l’idea di Grande Lecce rispetto al futuro?

“Noi stiamo dando modo a Salvemini di governare, nonostante sappiamo che ha sbagliato tutto perché se avesse fatto come il sindaco di Avezzano, che si è dimesso subito dopo la sentenza e ha trovato una maggioranza diversa, se la sarebbe giocata meglio. Forse è stato malconsigliato. Se il sindaco, per fare un esempio, ci dice di passare col centrosinistra, gli diciamo di no perché noi, federati con la Lega, di passare con lui non abbiamo alcuna intenzione. Se lui decide, invece, di dimettersi, ce ne andiamo a casa tutti ma sarà lui a spiegare alla città la sua decisione, soprattutto ora che Grande Lecce ti sta supportando esternamente”

Nessun inciucio, dunque, ma una collaborazione dove esistono elementi di convergenza?

“Lo dico da mesi. Noi stiamo facendo emendamenti anche corposi per il bilancio, ma se il sindaco ce li approva, perché dovremmo votare contro? Commissariare la città da adesso fino al 2019 a che serve? E poi l’ha detto pure il mio leader, si è esposto lui, quindi, lo posso fare anch’io. Si è assunto una responsabilità immensa per il bene della città con coraggio e credo che lo apprezzeranno di più per questo anche i cittadini leccesi, persino chi non è della sua parte politica”.

E i consiglieri del centrodestra come si sono comportati oggi alla fine dei lavori?

“Erano di cattivo umore, perché imputano sempre a me e Grande Lecce di mettere il bastone tra le ruote. C’è ancora chi pensa che le cose debbano andare come dicono loro, ma siccome le brutte figure aumentano io non voglio ragionare come la vecchia politica. Ribadisco, io ho votato l’aggiustamento di bilancio perché ho visto che hanno tirato fuori dai cassetti 8 milioni di euro giustificati dai dirigenti e dall’Avvocatura: noi perché dovremmo dire no? Che c’entriamo con le vecchie logiche? E così sarà sempre, da oggi in avanti: se ci sarà qualcosa di utile per la città noi la votiamo; se poi impazzisce il sindaco, allora ce ne andremo tutti a casa, ma sempre che tocca a lui motivare la sua scelta”.

Sembra che non vogliate essere i responsabili della fine anticipata dell’amministrazione…

“Certo, sarebbe un peccato. Noi stiamo facendo continuare Salvemini e lui ha visto che noi, alla luce del sole, senza che ci dicesse niente abbiamo dato risposte alla città. Se lui vuole continuare a navigare a vista e fare le cose come si devono, gliele votiamo, altrimenti si va a casa, tanto ormai questa è la linea da inseguire. Inciuci, inciuciotti, pasticciotti di cui ho sentito parlare non ce ne saranno mai: ragionando come la vecchia politica, avremmo pure potuto dire ‘dammi l’assessorato, dammi una commissione’ ma poi la gente c’avrebbe giustamente preso a pomodori. Queste richieste le fa la vecchia politica, non noi”.

Mauro Bortone