Pontili da rimuovere, Bruni: “Prescrizione assurda ma il Comune ha le sue colpe”
venerdì 9 marzo 2018

Il capogruppo di opposizione sottolinea le “omissioni” sulla vicenda, evidenziando come si sia ingaggiato il muro contro muro con la Soprintendenza. Poi tende una mano al Comune: “Insieme per scongiurare lo smontaggio”.

Il montaggio e lo smontaggio dei pontili nel porto turistico di Otranto, stabilito dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato, continua ad essere al centro del dibattito cittadino. Sul caso, interviene a nome del gruppo di opposizione, Luca Bruni, che utilizza l’immagine dei “giganti dai piedi d’argilla”, per richiamare alle proprie responsabilità l’amministrazione comunale, rea di aver realizzato un progetto ambizioso ma non basato su solide basi.

Il capogruppo d’opposizione sottolinea di ritenere assurda la prescrizione della Soprintendenza sul montaggio e smontaggio, ma ribadisce come nella ricostruzione della vicenda si siano omessi alcuni passaggi fondamentali: nel 2010, infatti, il progetto era stato approvato a condizione che i pontili fossero galleggianti e rimovibili a fine stagione; inoltre, ricorda Bruni, come il Comune non abbia atteso il verdetto inoppugnabile del Giudice amministrativo sulla possibilità di mantenere le strutture, dando esecuzione ai lavori “accettando avventurosamente il rischio di dover sborsare 800mila euro euro per lo smontaggio in caso di sentenza sfavorevole”.

Bruni rammenta di come, solo dopo aver realizzato l’opera, il Comune abbia chiesto inutilmente alla Soprintendenza la revisione della condizione di montaggio e smontaggio stagionale dei pontili già installati: “L’intera vicenda – precisa - si è caratterizzata per un atteggiamento di sfida, se non di scontro tra istituzioni, che non ha certo aiutato la ricerca di una soluzione negoziata del problema ed ha prodotto il rigetto della richiesta comunale”.

“Si è ancora omesso di dire – aggiunge - che al momento della predisposizione del progetto, il Comune di Otranto non si è minimamente curato di prevedere quanto sarebbe costata l’operazione di smontaggio. Regole elementari di buona amministrazione, insomma. Se ne è ricordato solo a lavori ultimati evidenziando ‘difficoltà logistiche, tecniche e finanziarie sopravvenute’. Tant’è che il Consiglio di Stato ha dovuto rilevare che tali esigenze ‘non sono in realtà sopravvenute ma dovevano essere valutate dal Comune in sede di redazione del progetto originario’. Sicché non può dolersene oggi”.

Per Bruni e il suo gruppo, “atteggiarsi a vittime e lamentarsi per il costo dello smontaggio, invocando il destino cinico e baro, è l’ennesima mistificazione della realtà”: “Il problema allora – prosegue - è sempre lo stesso. Lo sviluppo e il governo di una città non possono passare attraverso condotte amministrative spregiudicate o ‘superficiali’, come ammesso dallo stesso Comune in un passaggio evidenziato anche nella sentenza del Consiglio di Stato”.

Il rischio concreto, in alternativa, sarebbe quello di partorire appunto “giganti dai piedi d’argilla”, a danno dei cittadini e dei lavoratori del porto, “travolti da scelte avventurose proprio da parte di chi doveva proteggerli”. Bruni chiede una radicale “ricostruzione” dei rapporti con la Soprintendenza per superare lo stallo e per sbloccare l’intervento, magari attivando un tavolo tecnico che ridiscuta il progetto e trovi l’equilibrio tra sviluppo della portualità e tutela paesaggistica.

Bruni, col proprio gruppo consiliare, si offre di aiutare il sindaco nella soluzione del problema per evitare lo smontaggio dei pontili: “Responsabilmente – dichiara - ci siamo e ci saremo sempre per la soluzione di problemi che riguardano tutti”.