L'emergenza scongiurata
giovedì 15 luglio 2010
Ogni anno la storia si ripete. E se per fortuna quest'anno la spazzatura non assedia il Salento, come avvenne la scorsa estate, le crisi provocate dai rifiuti continuano ad essere una grana alla quale cittadini si stanno quasi affezionando. 
Intanto da Silvano Macculi, presidente dell’Ato Le/2, cinque consigli per Vendola (a cominciare dalla necessità di un piano regionale dei rifiuti)   
 
Ormai sembra il replay di una telenovela già scritta e già vista. Centinaia e centinaia di volte, fastidiosa come la milionesima puntata di “Beautiful”. Solo che qui di “beautiful” c’è davvero ben poco. C’è anzi la “vergogna” di una terra che da una parte riceve bandiere blu e riconoscimenti a iosa per il colore cristallino del suo mare e la pulizia di (certe) sue spiagge, e che, invece, dall’altra patisce oltremisura i guasti strutturali di una macchina organizzativa ed operativa che proprio non riesce a decollare. Per fortuna l’empasse quest’anno non assedia nelle misure e nei dati della passata estate. Il problema è in via di risoluzione (almeno nelle attese dovrebbe rientrare a breve), ma resta comunque una grana indesiderata e della quale il Salento farebbe volentieri a meno.
Stavolta la crisi del cassonetto stracolmo ha colpito direttamente il capoluogo del Salento, Lecce. Per giorni e in molte zone la città è stata invasa dall’immondizia e la pulizia a macchia di leopardo nelle ore immediate all’emergenza aveva solo cancellato il problema nel centro storico (almeno per non fare brutte figure con gli ospiti ed i turisti che arrivano con le calde tratte estive vacanziere) ma aveva acuito invece quello nelle periferie, trasformate in pattumiere a cielo aperto dove i miasmi ed i gas sprigionati dall’organico indifferenziato avevano prodotto un’aria irrespirabile. Ovviamente, il tutto con annesse polemiche politiche, nelle stanze dei bottoni, e cittadine, per le strade e nei quartieri. E poi, la chiamano “città d’arte”.
Il problema, certamente, è a monte e non va ascritto esclusivamente a colpe “comunali”. L’emergenza parte dalla gestione e dalla funzionalità degli impianti che dovrebbero ricevere le tonnellate di immondizia prodotte nel Salento. In questo senso qualche falla di troppo pare si sia aperta al terminale di Cavallino (sede di conferimento della spazzatura di Lecce città). All’ingresso degli impianti di biostabilizzazione e per la produzione di Cdr della struttura alle porte del capoluogo hanno nuovamente fatto la loro ricomparsa le lunghe file di camion provenienti dai comuni dell’Ato e ciò testimonia come le operazioni di scarico procedano a rilento. Per tagliare la testa al toro e rendere più snelle procedure e gestioni, il consigliere regionale dell’Udc Salvatore Negro sarebbe dell’avviso di trasferire le competenze degli Ato alle Province, con conseguente soppressione degli ambiti territoriali ottimali, reputati dal presidente del gruppo consiliare dell’Unione di Centro in Regione “meccanismi farraginosi” che gravano sulle tasche dei cittadini.
Intanto, non sono mancate riunioni operative ed incontri convocati d’urgenza per attenuare l’emergenza. Uno degli ultimi vertici ha chiamato questa settimana, a palazzo Adorno, Regione, Provincia, Ato ed una rappresentanza dei trasportatori e delle aziende che gestiscono il servizio di smaltimento dei rifiuti. La decisione emersa? Incrementare i turni di lavoro ed aprire gli impianti di Cavallino, Poggiardo ed Ugento anche la domenica. Servirà per spazzare via le polemiche e, soprattutto, i rifiuti?
 
Daniele Greco