Telemedicina a domicilio: medico in casa grazie alle nuove tecnologie
mercoledì 13 settembre 2017

Il medico in casa, grazie alle nuove tecnologie. La Telemedicina, già oggi, è in grado di evitare molti ricoveri inappropriati e di ridurre la distanza che c’è -  in tutti i sensi - tra la Sanità e i cittadini.

Medico in casa, grazie alle nuove tecnologie: la telemedicina, già oggi, riesce ad evitare molti ricoveri inappropriati, riducendo la distanza tra sanità e cittadini con un’angolazione e una direzione specifica. Si è discusso di questo nella seconda giornata del Forum Mediterraneo in Sanità 2017. Sul tavolo, nella sessione coordinata dai direttori generali di Asl Lecce, Silvana Melli, e Brindisi, Giuseppe Pasqualone, le esperienze regionali che attraversano l’Italia da Nord a Sud, dal Trentino alla Puglia.

“Dal 1997, anno della prima definizione della telemedicina, sono stati fatti molti passi avanti – ha detto in apertura Melli - culturalmente e tecnologicamente. La presa in carico del paziente è il punto di partenza, quindi i servizi socio sanitari devono individuare il soggetto e integrarsi con i sistemi sanitari, di diagnosi e cura”. Lavoro sul campo su cui le Asl di Brindisi e Lecce “stanno lavorando in tandem attuando un’ampia collaborazione”.

E che si sviluppa a livello regionale, come ha ricordato Ottavio Di Cillo, responsabile del Centro Regionale Telemedicina AOU Policlinico Bari, facendo presente che “la Puglia è l’unica Regione italiana ad avere un sistema di monitoraggio h24 delle emergenze-urgenze”. “La nuova Aress - ha aggiunto - è un punto di partenza fondamentale per rilanciare la telemedicina, che ancora stenta a decollare, perché integra servizi sanitari e socio sanitari”.

Temi che il Ministero della Salute, ha assicurato Paola Pisanti, intende rendere centrali nello scenario nazionale in stretta collaborazione con le regioni: “E’ fondamentale – ha sottolineato - introdurre la telemedicina come procedura standardizzata dell’erogazione dei servizi essenziali. Il Patto della Salute ridisegna sostanzialmente la Sanità, proprio inserendo la tecnologia e portando la gestione della cronicità a livello della domiciliarità, grazie ad un vero e proprio “patto di cura”.

Il confronto tra esperienze, però, resta la ricchezza del Forum Mediterraneo. Claudio Dario, direttore sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale di Trento, ha raccontato la sua: “Siamo in un percorso obbligato verso la telemedicina, un piano inclinato che s’inclina sempre più. L’ospedale è una fase, la continuità è tra territorio e territorio. La telemedicina non è meccanismo di integrazione di sistemi esistenti, ma un’immersione in dati che riguardano il paziente e avvolgono la nostra vita. Siamo di fronte ad uno sviluppo obbligato, al di là delle nostre volontà”.

Un processo ineluttabile, insomma, che tuttavia – ha aggiunto Pasqualone - “va accompagnato con un programma d’investimento sul territorio, di ricerca di personale e di acquisto di tecnologie”. I buoni esempi, evidentemente, non mancano.

Francesco Galasso, direttore Distretto di Francavilla della Asl di Brindisi, ha illustrato il progetto di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), il TeleHomeCare, coincidente con la riconversione in PTA dell’Ospedale di Ceglie Messapica, in grado di fornire in un Ospedale di Comunità un supporto teleassistito a pazienti già in assistenza domiciliare (con teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio di malattie croniche). Si chiama “H@H Hospital at home”: macchine grandi come un comodino da tenere a casa e in grado di fornire tutti i parametri in remoto e in video, erogare ossigeno, aspirare muchi ad una coorte di 188 pazienti assistiti, con un costo-paziente di 29,4 euro al giorno.

Attilio Guarini (IRCCS Giovanni Paolo II Bari) ha declinato il karma della “deospitalizzazione”: “Abbiamo testato il nostro progetto sul paziente oncoematologico, che è più complesso e richiede elevata intensità assistenziale. Con una serie di device racchiusi in una specie di trolley facilmente utilizzabile, una smart box, abbiamo portato l’ospedale a casa, anzi creato un ospedale diffuso, che abbassa i costi del 30%”.

Interessante il confronto con i soggetti tecnologici, aziende che propongono modelli e sistemi d’avanguardia per il pubblico e il privato. Gianluca Gigante, Vree Health Italia, ha parlato del CREG, un sistema che in Lombardia monitora quotidianamente 50mila pazienti e parla la stessa lingua tecnologica del Puglia Care 3.0, promosso dal commissario Aress Giovanni Gorgoni, che regge decisamente il confronto.

Innovazione a tutto campo, come l’esperienza di Francesco Bellifemine e di Exprivia Healthcare, una delle più grandi aziende di informatica per la Sanità d’Italia, in grado di gestire sistemi informativi, Cup, refertazione strutturata e cartella clinica elettronica: “La telemedicina - ha detto-  va resa sistema, perché le tecnologie sono pervasive nella nostra vita e per questo la telemedicina non è altra cosa ma medicina tout court”. Attori importanti come TBS Group, rappresentato da Cesare Aragno. Una realtà con un fatturato da 200 milioni, 2mila addetti, 930mila pazienti monitorati, un contratto di teleassistenza per la Regione Veneto, oppure ISMETT a Palermo, un sistema per monitorare i pazienti trapiantati e poi avviati in dimissione protetta.

Una soluzione per ogni bisogno, come illustrato da Giovanni Marsico di CLE con la piattaforma “Resettami”. Si tratta del sistema di Assistenza domiciliare integrata che dialoga direttamente col portale regionale Edotto e ha rimesso ordine nella pletora di modalità d’assistenza domiciliare di tre ASL pugliesi: “Siamo una buona pratica per la gestione e semplificazione dei processi, tentando di rendere meno complessa la complessità e le sfide che essa pone. Abbiamo creato uno strumento capace di mettere insieme tutti gli attori territoriali, gestendo gli incroci che creano l’integrazione tra i diversi protagonisti: Pua distrettuale, Servizi residenziali, cure domiciliari. Mettendo, però, il paziente al centro della rete”.

Roberto Corciulo, del Policlinico di Bari, ha quindi aperto una finestra sul Telecontrollo della dialisi, malattia renale cronica che affligge 2 milioni di italiani: “Ogni paziente che fa dialisi utilizza 35 volte di più la quota capitaria che le Asl percepiscono per ogni paziente: è il più alto costo che deve sopportare la Sanità pubblica per una patologia cronica. Con Smart Health 2.0 abbiamo scelto di offrire la dialisi a domicilio al paziente spendendo molto meno e migliorando la qualità della vita, perché fa la dialisi quando vuole lui”. Sviluppo prossimo sarà una poltrona che ha i device sanitari integrati ed è video-collegata con una control room: l’importanza di guardare negli occhi il medico, anche quando è altrove.

E’ ciò che accade anche con la teleriabilitazione del Dipartimento di Foniatria e Logopedia della ASL Lecce, in cui il dr. Danilo Patrocinio e i suoi collaboratori fanno riabilitazione a distanza per  100 pazienti con patologie neuromotorie complesse a seguito di chirurgia del distretto testa-collo.

Spazio, infine, ha rimarcato il Dg Melli, “alla doppia fragilità dei detenuti”. E’ il caso singolare della ASL Lecce, scritto a quattro mani dall’ingegnere Daniele Prete e dal direttore del Distretto Socio Sanitario di Lecce Rodolfo Rollo, che ha applicato la telemedicina alla Casa Circondariale di Lecce, una struttura da 1200 detenuti, per ovviare ad un serio problema di sicurezza - quale può essere una sparatoria per tentare l’evasione - dovuto alle “traduzioni” di detenuti dal carcere all’Ospedale (con picchi di 160 al mese) per effettuare esami diagnostici o visite specialistiche. Dall’agosto 2016, affianco al presidio sanitario interno, il potenziamento dell’infrastruttura di rete telematica (costata 18mila euro e cofinanziata al 50 per cento da Asl e Direzione del carcere) permette di evitare ogni rischio, assicurando comunque ai pazienti-detenuti servizi essenziali quanto innovativi: la tele-radiologia, con possibilità di refertazione delle immagini da remoto; la tele-cardiologia con tele-refertazione del tracciato ECG e, prossimamente, anche il servizio di ecocardiografia, di fatto un nuovo “contatto” della rete aziendale. Nel Laboratorio del Poliambulatorio di Lecce sono attivi anche altri servizi, la teletrasmissione degli esami di patologia clinica e il collegamento alla farmacia distrettale, per la richiesta, fornitura e scarico dei presidi sanitari e dei farmaci necessari. A breve si potrà anche utilizzare all’interno della struttura penitenziaria una cartella clinica del detenuto informatizzata, capace di accompagnare il detenuto durante tutta la detenzione, anche nel caso di trasferimento in altro istituto, mentre è già in programma il collegamento tra l’area sanitaria della struttura penitenziaria e il Reparto di degenza del Presidio Ospedaliero “Vito Fazzi”. Grazie a questo collegamento potranno essere garantite in tempo reale prestazioni di teleconsulto tra medici e specialisti dell’Ospedale e della Casa circondariale. L’intero progetto, evidentemente, sta producendo integrazione tra ospedale e un pezzo “particolare” di territorio, una notevole riduzione degli spostamenti dei detenuti, oltre che un abbattimento dei costi e delle problematiche di  sicurezza.

Risparmi, organizzazione, efficienza e modernizzazione del sistema, ma soprattutto migliore qualità di vita del paziente: sono le parole chiave della Telemedicina. Per vederle applicate, comune sentire di tutti gli intervenuti al Forum, servirà anche colmare quel gap culturale che può trasformare un’eccezione in quotidiana normalità della Sanità Pubblica. Chissà che non possa bastare un clic sul pc o un messaggio su whatsapp.