Le origini della festa più colorata dell'anno
giovedì 11 febbraio 2010

Etimologicamente carnevale è una parola di derivazione latina, composta dai termini “carnem” e “levare”, ovvero “abolire la carne” durante il banchetto d’addio alle carni che si teneva subito prima della Quaresima, periodo invece di digiuno e di astinenza. Ma tra le tante altre interpretazioni riferite al carnevale, stavolta come festa popolare, si fa strada quella di matrice greca, la culla della civiltà moderna. Secondo tale interpretazione, il termine carnevale si fa derivare da “carrus navalis”, un’imbarcazione che nelle tradizioni carnascialesche delle genti germaniche e del nord Europa in generale simboleggiava l’arrivo della primavera. Il natante, narrano le leggende, veniva agghindato dalle popolazioni di pescatori in preparazione di un ideale viaggio verso la città degli Dei.
Più tradizionalmente e secondo gli usi ed i costumi dei popoli, il carnevale con il passare dei secoli ha finito per assumere un’importanza fondamentale nell’immaginario collettivo, divenendo la festa della fantasia, dell’energia e della spontaneità. Una vera e propria festa popolare, in cui il riso, la follia e lo scherzo, la materialità e l’abbondanza divengono ingredienti spontanei di un menù disinibito che supera i freni imposti dalle convenzioni sociali e dalle barriere create dalle differenze di età, di classe e di sesso. È su questo humus che nasce e si sviluppa l’idea centrale della maschera, intesa come strumento per uscire dalla banalità del quotidiano, per disfarsi del proprio ruolo sociale negando sé stessi per divenire altro.

 

Daniele Greco