Paolo Foresio in lista ad una condizione: “Fuori gli indagati”. E Il Pd salentino insorge
giovedì 16 aprile 2015

Il capogruppo a Palazzo Carafa chiarisce di non voler entrare in lista con Emiliano ma nel Pd: c’è però una condizione imprescindibile. Le repliche piccate di Maggio e Signore: “Giochi a fare il Torquemada ma sei un don Abbondio”.

“Il Pd salentino faccia una lista senza indagati i”: detta la sua linea Paolo Foresio, esponente renziano del Pd leccese, dinanzi alle pressioni della segreteria provinciale e agli appelli di Salvatore Piconese che ne ha richiesto la partecipazione all’interno della lista di partito per le prossime regionali. Foresio ha sottolineato come da tempo abbia sollevato la questione al gruppo dirigente di via Tasso, chiedendo “moralizzazione” e “rinnovamento” senza ricevere adeguate risposte.

Per Foresio, il fallimento della vecchia politica nel Pd salentino sarebbe evidente propria nella difficoltà a completare una lista “debole e scarsamente rappresentativa” e tutto questo “perché intorno al nome di un solo candidato è scattato un vero e proprio patto di sindacato che ha cementato l'attuale gruppo dirigente, figlio di quel congresso viziato dalla pratica vergognosa dei pacchetti di tessere”.

L’esponente Pd sgombera il campo da altre ipotesi dopo che si era vociferata la sua candidatura nella lista Emiliano: “Non non sono interessato a nessun tipo di soluzione alternativa. Il mio posto è nella lista del Pd, l'unica condizione è che sia una lista pulita e rinnovata”. 

A Foresio replica con durezza Mauro Maggio, responsabile ente locali del Pd salentino - precisando che le decisioni sulla lista siano concordate con circoli e amministratori: “Solo il capogruppo al Comune di Lecce, si ostina a giocare una partita personale e totalmente avulsa dalla realtà. Oltre che ostentare una foto col leader, sarebbe opportuno, ogni tanto, prenderlo a esempio e comportarsi come tale”.

“L’amico Paolo – aggiunge - non è nuovo a queste manfrine, è un film già visto e rivisto negli ultimi due anni, ed il titolo potrebbe essere: vorrei ma non posso. Foresio gioca a fare il Torquemada, tuonando dalle pagina dei giornali, lanciando anatemi e  pretendendo di dettare le regole alle quali tutti devono adeguarsi, altrimenti il buon Paolino, minaccia di andare via portando con sé il pallone”.

A dar man forte a Maggio anche Sergio Signore, che dice di essersi pentito per non aver preso al posto di Foresio (forte di 900 preferenze) il ruolo di capogruppo in consiglio e di ritenere inammissibile che quest’ultimo detti condizioni per candidarsi: “Se vuole candidarsi che lo faccia così come ho fatto io in passato, quando sono sceso in campo senza badare a chi fossero gli altri candidati”.

 

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