Bancarotta del calzaturificio Vereto: confermata la condanna per Gabriele Abaterusso
domenica 1 marzo 2015

Dopo la sentenza di primo grado, vengono confermati anche in appello, sebbene con una parziale riduzione, i due anni di pena al vicesindaco di Patù nell’ambito della vicenda che ha causato nel 2008 la bancarotta della “Vereto”.

Dopo la sentenza di primo grado, vengono confermati in appello, con pena sospesa, i due anni (abbonati tre mesi di pena) a carico di Gabriele Abaterusso, vicesindaco di Patù ed esponente della segreteria provinciale del Pd, nella vicenda per il fallimento del calzaturificio "Vereto" di Morciano di Leuca, avvenuto nel marzo 2008, di cui è stato amministratore e socio fondatore.

L’accusa, nell’ambito di una inchiesta coordinata dal pubblico ministero, Elsa Valeria Mignone, a seguito di indagini della guardia di finanza, era di aver distratto un ramo dell’azienda cedendolo a un prezzo ritenuto troppo basso (28mila euro), ma anche di un’automobile Audi A4, di una slitta automontata e di una smerigliatrice ad una ditta all’epoca amministrata dal padre, Gabriele, anch’egli noto esponente del Pd salentino. Con lui era imputato anche un altro ex amministratore, Redouane Marsali, marocchino, in passato anch’egli amministratore del calzaturificio, accusato di non aver depositato libri, scritture contabili, bilancio fallimentare ed elenco dei creditori nei termini previsti.

Il diretto interessato si dice “deluso e amareggiato per la sentenza che – sostiene - , non lo nascondo, ho pensato potesse essere assolutoria. Sono stato io, infatti, a chiedere l’anticipazione del processo di appello invece di puntare ai tempi lunghi della prescrizione. L’ho fatto essendo fermamente convinto di non aver commesso nessun reato ed, anzi, di avere, con il mio comportamento, contribuito a salvaguardare un patrimonio che ha dato vita ad un’azienda modello che oggi dà lavoro ad oltre 150 persone e rappresenta un riferimento importante per tante famiglie in un panorama di desolazione”.

“Ma, si sa – aggiunge -, a volte la realtà processuale è assai diversa da quella storica. Resta inalterata la mia fiducia nell’amministrazione della giustizia e, dunque, attendo con la massima serenità il deposito delle motivazioni, nella convinzione profonda che il ricorso che i miei legali presenteranno in Cassazione varrà, in quella sede, a ripristinare, anche sul piano processuale l’assoluta linearità e liceità del mio comportamento e della mia attività”.

Sul caso, interviene anche Salvatore Piconese, segretario provinciale del Pd, che sottolinea come la vicenda giudiziaria di Abaterusso non scalfisca la fiducia che il partito ha riposto nel coordinatore della segreteria salentina, annunciando che il lavoro di quest’ultimo proseguirà: “Per questo – sostiene -, nel rispetto delle sentenze e delle norme statutarie e del codice etico, decideremo quale dovrà essere il contributo e la funzione di Gabriele, a cui riconfermo fiducia politica e stima personale".

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