Mafia e scandalo Legacoop, il riscatto parte dal Salento: lettera aperta di Pazlab al congresso nazionale
martedì 16 dicembre 2014

La lettera aperta della giovane cooperativa salentina Pazlab della Lega pugliese al Congresso Nazionale di Legacoop: “La cooperazione, quella vera, è fatta di persone che hanno sì le mani sporche, ma di terra, di sale, di sole, di inchiostro”.

Parte anche dal Salento, da una giovane cooperativa salentina, Pazlab, il moto di sdegno contro il malaffare e lo scandalo “Mafia Capitale” che vede coinvolte alcune cooperative aderenti a Legacoop. Proprio oggi, giorno in cui a Roma si dà inizio al Congresso Nazionale di Legacoop - tra i più importanti degli ultimi tempi per via della vicenda “Mafia Capitale”- la piccola e coraggiosa cooperativa invia una lettera aperta per rivendicare il diritto/dovere ad un lavoro pulito e di qualità. la cooperativa PazLab, per voce del suo presidente Matteo Serra, decide così di metterci la faccia. Una scelta politica, in linea con il lungo e faticoso lavoro della cooperativa che nel tempo si è sempre caratterizzata per coerenza e coraggio:

"Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l'erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale. Questo è l'sms indirizzato ad un politico romano e scritto da Salvatore Buzzi della '29 giugno', una cooperativa che si occupa di immigrazione, servizi, sociale e tante altre cose quanti sono i milioni di euro del loro fatturato. Buzzi è diventato oggi l'esempio di come funzionerebbero le cooperative in Italia. Appalti, trasversalità, intrecci, servizi di ogni tipo, purché si paghi, purché si mangi tutti, uniti da un solo scopo: i soldi. E io, che sono in Pazlab da dieci anni, una cooperativa che si occupa di comunicazione e nuove tecnologie, e sono ancora catalogabile come 'giovane', sto a guardare, leggo, sento e mi girano. Io" continua Mateo Serra, "che curo progetti di comunicazione per beni confiscati alla mafia, che ho visto e contribuito a raccontare cosa non va nel mio pezzo di Puglia co-fondando l'ImPAZiente, che ogni giorno mi confronto con le gare pubbliche, gli appalti, le 'relazioni' e lo faccio con i denti stretti e i pugni chiusi e la testa alta, che dal 16 al 18 Dicembre parteciperò al congresso nazionale di Legacoop tra i delegati pugliesi. E ci vado da cooperatore, fiero e orgoglioso del senso che ha quello che ogni giorno facciamo, del percorso che seguiamo, di cosa vuol dire fare impresa così, come la intendiamo noi, come non sapremmo non intenderla, fatta di lavoro pagato e stabile, investimenti sulle persone e sulle idee, democrazia nelle decisioni e passione per un futuro che decido io come deve essere e nessun altro".

E poi ancora: "Non è facile raccontare la forza che ci vuole per lavorare e portare avanti un progetto di vita come è quello in cooperativa, non è facile senza apparire autoreferenziali o paladini della legalità. Non è questo il punto. Non è rappresentare una diversità rispetto ad 'altri', non è dimostrare di essere migliori, ma un amico mi ha detto 'è il momento di metterci la faccia' e io ce la metto perché avverto un bisogno, quello di cambiare le cose e lo devo soddisfare a costo di sembrare retorico. Lo devo fare per mio figlio, che ha poco più di un anno e mi vede 1 ora al giorno senza riuscire a spiegarsi perché, per i miei genitori che mi hanno insegnato il valore delle cose fatte nel rispetto di tutti e non solo per se stessi, per mia moglie che combatte ogni giorno contro le discriminazioni legate al suo voler essere donna, mamma, lavoratrice, per mio nonno, che sulla tomba s'è fatto scrivere 'Visse sempre accanto ai poveri'…da povero, aggiungo io. È per loro che devo pretendere all’interno e all’esterno della Lega delle cooperative, maggiore trasparenza, più attenzione e più ruolo per quelle realtà medie e piccole che pur non avendo fatturati milionari, sono esempi di cooperazione sana. I controlli non bastano è ovvio, serve la rabbia della nuova generazione di cooperatori, quella che pur essendo stufa è consapevole e già pronta a essere il cambiamento utile al mondo cooperativo, perché conosce il mondo di oggi, perché ha gli anticorpi giusti per contrastare la vecchia politica. E questo serve come il pane".

"La cooperazione, quella vera, è fatta di persone che hanno sì le mani sporche, ma di terra, di sale, di sole, di inchiostro. 
Essere cooperatori oggi è un orgoglio, perché se il lavoro è cambiato, e l'impresa è cambiata, e la società è cambiata, una organizzazione orizzontale, democratica e partecipata, è la risposta a quella che noi chiamiamo crisi ma che di fatto sarà lo stato della nostra economia per i prossimi non so quanti anni. Io, che con i miei soci ho inventato un lavoro, ho il dovere di raccontare la vera cooperazione pugliese e italiana. Perché nessuno può permettersi di dire a noi di essere ciò che non siamo
".

"Noi siamo una cooperativa" conclude "e tra le mille difficoltà che come tutti abbiamo, proponiamo un modello, non un business, ci presentiamo con un’opportunità non un interesse. I progetti che realizziamo, quelli che hanno successo e quelli che non lo hanno, sono comunque credibili perché siamo noi a crederci per primi. Questo è quello che facciamo e ve lo assicuro non lo facciamo solo per noi stessi. E questa forse sì, è una differenza”.

mp