Estimi, per l'opposizione leccese: “È una scelta della giunta”
venerdì 28 dicembre 2012

Attacco dell'opposizione leccese su aumenti Imu: “Nella lettera del sindaco troppe inesattezze. Il Comune si assuma la responsabilità delle rivalutazioni degli estimi catastali”


La lettera del sindaco sull’Imu, arrivata in tutte le case, suonava come una specie di ‘escusatio non petita’, una giustificazione non richiesta. Il significato, in soldoni, era solo uno: l’aumento dell’Imu ci sarà, ma non per colpa nostra.
Una lettura con la quale non è d’accordo Carlo Salvemini, consigliere di opposizione, che oggi in conferenza stampa ribatte e rilancia: “Quella del Sindaco è stata un'iniziativa da molti vissuta con insofferenza per la quantità di inesattezze contenute, l'amnesia voluta sull'impegno assunto in campagna elettorale di non aumentare l'imposizione fiscale, la confermata incapacità politica di assunzione di responsabilità attraverso la continua ricerca di capri espiatori. Oggi c'è un’ulteriore novità che il Sindaco ben si è guardato di scrivere nella sua lettera: riguarda gli avvisi spediti dall'Agenzia del Territorio ai proprietari di immobili leccesi per comunicare l'avvenuta rivalutazione della rendita catastale della case che abitano, e dello studio o del negozio o del laboratorio artigianale nel quale lavorano. E che avrà l'effetto di far pagare di più chi possiede alloggi popolari o periferici. Una tegola che si aggiunge, solo per i leccesi, ai tanti rincari già previsti per il 2013”.

La temuta batosta ‘sotto l’albero’, effetto del rilassamento degli estimi, è dunque arrivata. Il perché lo spiega lo stesso Salvemini: “Questo è l'atto conclusivo di una vicenda che parte nel 2010, senza informazione alcuna alla cittadinanza, con una delibera della Giunta Perrone, cui abbiamo risposto con una mozione. 

Il Comune di Lecce ha difatti richiesto esplicitamente all'Agenzia del Territorio di attivare il processo di revisione del classamento delle unità immobiliari private site nelle microzone comunali 1 e 2. Una scelta legittima prevista da una legge nazionale, la cui applicazione non era però obbligatoria ma affidata alla discrezionalità dei comuni. Siamo in presenza quindi di un provvedimento obiettivamente politico: basti dire che in questi sette anni solo diciassette comuni in Italia si sono avvalsi di questa norma”.

Qui la versione integrale della lettera di replica di Salvemini.